Cerca nel blog

L'educazione


Titolo: L'educazione.
Autore: Filippo Neri Maltese.
Anno di pubblicazione: 2011 (prima ed. 1895).
Luogo: Vittoria.
Casa Ed: Baglieri Editrice.
ISBN: 978-88-905956-1-5
Collana: Tesori iblei.
pagg: 144.
Prezzo: euro 9,60.


Consulta l'opera:



Descrizione:

Quante volte ci si chiede quale sia l’educazione giusta da impartire ai propri figli? Quante volte ci si preoccupa della loro crescita, del loro futuro e dei pericoli insiti nella società? È ciò che, più di un secolo fa, si è chiesto e a cui ha risposto con sicurezza e determinazione l’autore di questa breve guida all’educazione morale. Lontano nel tempo, ma vicino alle questioni attuali di un mondo sempre più distante da principi e valori autentici, il breve saggio offre un delizioso e interessante salto nel passato, capace di farci riscoprire e quindi riflettere ancora (ma mai abbastanza!) sull’autentica natura dell’essere umano. Filippo Neri Maltese affronta, così, tutti i temi principali del percorso educativo e del rapporto genitori-figli: dalla religione, all'istruzione, alla scelta di una professione e del compagno di vita, alla gestione del denaro e del patrimonio di famiglia, ai principi morali e formativi della vita dei bambini e dei ragazzi. Uno scorcio sulle questioni più scottanti dell'educazione ottocentesca da riscoprire e su cui discutere e confrontarsi.

Notizie sull'autore:

Filippo Neri Maltese, notaio, membro del Consiglio Civico nel 1860 e  della Confraternita del Santissimo Crocifisso, padre di Felice Maltese e nonno di Filippo Neli Maltese, visse a Vittoria, in provincia di Ragusa, nella seconda metà dell’Ottocento. La sua attività intellettuale è nota attraverso questo breve vademecum sull’educazione morale e religiosa che i genitori hanno il dovere di impartire ai propri figli per preservarli da condotte di vita e sociali lontane dal buon costume.


Per approfondire...


Il testo di Maltese come si può chiaramente dedurre dal titolo, tratta di un argomento tanto universale quanto intramontabile. L’educazione, infatti, è insita in ogni rapporto umano e, in quanto tale, non interessa soltanto chi, come educatori, pedagoghi o insegnanti, ne ha fatto una professione, ma anche la gente comune e chiunque abbia  scelto di mettere al mondo dei figli. Lo stesso Maltese scrive di educazione ma non è un pedagogista né uno psicologo.  Il suo interesse e le sue riflessioni sull’educazione, quindi, nascono dalla sua personale esperienza di uomo e di padre. Possiamo dire che per Maltese l’obiettivo principale dell’educazione sia  formare quello che lui definisce uomo morale o uomo perbene.  «La calma, la gioia, l’ilarità e la speranza sono proprie dell’uomo di fede, che è temperante, buono e giusto, anche quando  si trovi ad affrontare molte avversità; mentre il turbamento, la scontentezza, l’inquietudine, l’intima paura (ultimo indelebile vestigio che il rimorso lascia nel cuore dell’uomo) perseguitano l’empio, l’intemperante, l’ingiusto, il crudele, anche quando sembrino appagati. L’uomo perbene gode della stima e della fiducia degli stessi malvagi, mentre il disonesto è disprezzato anche dai suoi simili, tanto che non si fida di lui nemmeno il delinquente».
Nel percorso che porta alla formazione dell’uomo perbene la religione assume un ruolo fondamentale e irrinunciabile poiché la sua assenza porta alla degradazione e alla deviazione morale. Anche l’economia  è considerata una scienza di fondamentale importanza, poiché deputata al sostentamento materiale, morale e intellettuale della persona.
Il fulcro centrale  della sua riflessione pedagogica riguarda i doveri dei genitori verso i propri figli e  gli aspetti principali del ruolo genitoriale.  Il buon genitore  è colui  che “al buon senso” unisce il “carattere fermo”, esercitando così «sui figli, sin dal principio, un’autorità dolce e ragionevole e allo stesso tempo risoluta e incorruttibile. Questo gli permette di far comprendere ai loro figli, senza offenderli, che sarebbe impossibile volere il loro male proprio perché è contro natura che lo desiderino. A simili ragazzi neppure sorge il pensiero di opporsi alla volontà paterna o materna. Questo atteggiamento sostenuto, privo di pedanteria, unito a un’aria di bontà, genera nei figli un rispettoso affetto e un amore sempre più forte che li porta a credere di non avere amici più veri dei propri genitori».
Molto più eloquente delle prediche è considerato il buon esempio così come il clima sereno e di fiducia costituiscono il terreno più fertile per l’apprendimento e l’acquisizione dei principi morali.
Se queste affermazioni rendono il pensiero pedagogico dell’autore molto attuale e in linea con i principi educativi moderni, la sua concezione della donna  e le sue idee relative all’educazione delle figlie susciterebbe senza dubbio qualche perplessità, quando non una vera e propria rivolta. La donna, secondo Maltese, è destinata per natura al nutrimento e all’educazione della prole, motivo per cui le bambine devono ricevere gli stessi insegnamenti dei maschietti solo fino ad una certa età. In seguito, l’unico ambito a cui le ragazze devono aspirare è quello familiare e domestico. L’autore considera addirittura pericoloso pensare di trasformare una figlia in una intellettuale.
Molto attuale invece è l’invito ad assecondare le inclinazioni dei figli nella scelta della professione, e a trattare tutti i figli allo stesso modo.
Il testo di Maltese può dunque essere considerato come un insieme di tradizione e modernità, di conservazione e rivoluzione e lo dimostra anche l’uso del linguaggio, a tratti aulico e difficile da interpretare ma perlopiù scorrevole e vicino alla prosa moderna. La parafrasi e la ricostruzione del testo, effettuata utilizzando adeguati strumenti lessicografici, risulta pertanto molto vicina all’originale poiché unico scopo della redattrice è stato quello di rendere il testo ancora più fruibile e comprensibile, senza alterarne la forma e il significato di fondo.
                                                                                                                                   Elisa Castrogiovanni